domenica 27 settembre 2009

Sentiero del Plaisentif

Data escursione: 27 Settembre 2009
Quota partenza (m.): 1.460
Quota Massima (m.) : 2.023
Quota arrivo (m.):
2.023
Dislivello complessivo (m.): 563
Durata salita: 1,40h
Difficoltà: E
Località partenza: Madonna della neve, Villaretto Superiore (Roure (To) - Piemonte)
Partecipanti: Io & Silvia, Piero & Camilla, Mimmo, (Aurora...col pensiero)

Eccoci pronti per un'altra uscita con "Il Signore degli anelli (per non parlar del cane)".
A discapito del nome che abbiamo dato al nostro gruppo "La Compagna degli Anelli" perchè ci piace fare trekking ad anello, questa volta dobbiamo accontentarci del classico trekking andata e ritorno che però arricchiremo con degustazione in quota di formaggio Plaisentif e pranzo in rifugio.
Ci troviamo a Perosa Argentina alle 8.45. La giornata non promette nulla di buono. Ha piovuto tutta notte, il terreno è bagnato e il cielo non accenna ad aprirsi.
E meno male che il meteo prometteva bel tempo.
Dopo un caffè ripartiamo in direzione Sestiere e giunti a Villaretto (subito dopo Roure) prendiamo a dx per Villaretto Superiore. Proseguiamo lungo la strada che si fa sempre più stretta ripida e tortuosa e arriviamo fino alla cappella di Madonna della Neve dove lasciamo l'auto (volendo si possono fare ancora due tornanti e fermarsi alla borgata Seleiraut).
Siamo praticamente immersi nella nebbia, ci prepariamo e partiamo seguendo il senitero 2 che parte dietro alla cappella.


Tagliamo i due dornati della strada e siamo alla borgata
Seleiraut dove partono i vari sentieri. Noi seguiamo, sx attraversando la borgata, il sentiero 337 che ci porterà al rifugio Selleries a quota 2.023m.

Inizialmente il sentiero sale dolce in un bel bosco di faggi e castagni ma essendo disseminato di sassi (resi scivolosi dalla pioggia) e di "ricordini" di mucche costringe a procedere tenendo ben fisso lo sguardo a terra e lascia poco tempo per godersi la camminata. A dir la verità la nostra speranza che il tempo migliorasse un pò è rimasta giusto una speranza perchè il cielo non vuole proprio aprirsi.

Dopo poco attraversiamo Grange Ors e poi giungiamo in prossimità di un torrente, le nuvole si alzano per pochi minuti e ci permettono di vedere il rifugio dove siamo diretti.


Percorriamo la sponda sx orografica del torrente fino a raggiungere un ponticello che ci porta sull'altra sponda. Da qui il sentiero comincia a salire più ripido e lo farà fino alla quota 2023 del rifugio.
Passiamo due piccole costruzioni (una ben sistemata che dovrebbe contenere il generatore del rifugio alimentata da una presa d'acqua che si vede salendo) e prendiamo a dx in salita.

Si sale per ripidi tornanti su sentiero ben segnalato, la valletta si stringe, il sentiero si tiene sulla dx orografica del torrente e ad un tratto ecco comparire sulla nostra sx il rifugio.

Al rifugio troviamo parecchia gente arrivata fin qui in auto con la carrozzabile (che gusto ci sara mai ad arrivare in auto...bho) e facciamo subito conoscenza col simpaticissimo gestore Massimo e la sua famiglia, che ci accoglie e ci tiene un tavolo per le 12.00 mentre noi ci cambiamo e andiamo nella margaria subito dietro al rifugio dove oggi vi è la degustazione del Plaisentif.


Il Plaisentif è un formaggio d'alpeggio la cui produzione, sepolta nella notte dei tempi, è rinata grazie al ritrovamento di un documento del '500 che nomina tale formaggio.
Il Plaisentif era "più prezioso del capretto e del montone" dice il documento, e i margari del delfinato scendevano a inizio autunno per la fiiera di Perosa, portando le preziose tome di plaisentif.
Oggi la fiera è rinata grazie alla volontà dell'Amministrazione Comunale di Perosa Argentina che ha coinvolto e convinto i margari degli alpeggi a riprodurre quel prezioso formaggio.
Questo formaggio, unico e raro, oggi viene prodotto in base ad un ferreo disciplinare e le tome marchiate a fuoco vengono vendute solo a partire dalla fiera suddetta.
Il formaggio Plaisentif, detto anche formaggio delle viole, è prodotto con il latte del primo alpeggio, quello della fioritura delle viole,a partire dalla salita all'alpeggio e fino alla metà di luglio, dopodichè viene messo a stagionare. Per disciplinare la stagionatura non deve essere inferiore ai 60 giorni e la prima vendita del formaggio stabilita a partire dalla terza domenica di settembre è garanzia di tale qualità.
La fiera del Plaisentif è dedicata ai prodotti dell'alpeggio e ai prodotti di artigianato e si tiene a Perosa Argentina ogni 3° domenica di Settembre, in concomitanza della rievocazione storica Poggio Oddone Terra di Confine.



Dopo aver degustato e acquistato una bella forma di Plaisentif e una bella bottiglia di dolcetto (abbiamo ben caricato gli zaini per il ritorno) ci spostiamo all'interno del "Rifugio SELLERIES" dove Massimo ci ha riservato il tavolo, naturalmente a nome LA COMPAGNIA DEGLI ANELLI


Il rifugio, anche se decisamente grande rispetto alla media, è caldo ed accogliente e vanta una esposizione di fotografie naturalistche stupende. Sono state effettuate da un guardiaparco e riprendono in maniera spettacolare i vari animali della montagna, dal lupo alla lince , dalla volpe alla martora, dallo stambecco al camoscio, dall'allocco al gallo forcello.

Abbiamo fatto un'ottima mangiata con affettati misti, polenta concia, coi formaggi e col cervo. Ottimi i dolci...non perdetevi il bunet.
Tutto il personale e decisamente simpatico e disponibile e fa venir voglia di soggiornare per una settimana.

Chissà magari quest'inverno organizziamo un weekend sulle ciaspole

Una foto di rito con Massimo che ben ci ha accolto e siamo pronti per scendere.


Usciti dal rifugio notiamo che il tempo non ha proprio voglia di migliorare. Le nuvole sono sempre più basse, la temperatura comincia a scendere e ancora caldi dal rifugio dobbiamo vestirci per la discesa.


Giusto il tempo per scaldarci e giunti alle piccole costruzioni di questa mattina (20min dal rifugio) gia siamo belli caldi e ci togliamo il micropile.
Proprio qui io metto male un piede e rischio di scivolare ed ecco che torna in mente il detto di Aurora (che è sempre con noi col pensiero visto che in questo periodo è costretta a letto) ovvero "...lo "stambivirone" è sempre in agguato"

Facciamo tappa perchè "il Signore degli anelli" deve raccogliere le ortiche con cui stasera si farà brodo e frittata.

Ah..dimenticavo: per chi ancora non lo conoscesse Il Signore degli Anelli è un vero indiano. Si ciba di tutto ciò che la natura gli mette a disposizione, scaccia la sete con un sasso in bocca come fanno gli aborigeni, balla coi lupi e suona i ponti tibetani.

Dopo 10 minuti e con le mani ben urticate siamo nuovamente in cammino e da li a poco all'auto in chiusura del nostro trekking.

Anche quando non riesce a fare gli anelli,
"Il Signore degli anelli (per non parlar del cane)" è sempre una certezza. I sui trekking sono una garanzia.

Malgrado il tempo incerto (che in fondo ha quel non so che di malinconico che piace) star all'aria aperta in buona compagnia, in bei posti, mangiando ottimi prodotti tipici ti rigenera dallo stress di tutti i giorni.

Buone montagne a tutti

lunedì 21 settembre 2009

Pensieri Viandanti


"Una volta mi trovavo in ufficio a lavorare e ho visto la mia mente che usciva per andare a camminare." (GB)
su concessione di www.camminarelento.it


sabato 5 settembre 2009

Ferrata Carlo Giorda - Sacra di San Michele - Sant'Ambrogio (TO) - Piemonte - ITALIA

Data escursione: 5 Settembre 2009
Quota base ferrata (m.): 350
Sviluppo ferrata (m.): 600
Dislivello avvicinamento (m.): 0
Difficoltà: AD (abbastanza difficile)
Esposizione: Nord-Ovest
Località partenza: Sant'Ambrogio (Sant'Ambrogio (To) - Piemonte)
Partecipanti: Io e Silvia, Gianluca e Laura, Roberto



Dopo un mese di pausa, ovvero ferie purtroppo non montanare quest'anno, ci ritroviamo Io e Gianluca per fare questa classica e sempre bella ferrata in compagnia delle rispettive consorti alla loro seconda ferrata. Con noi il sempre fido Roberto che invece quest'anno è in ottima forma perchè quest'estate si scalato alcune alte vette valdostane.

Ci siamo già prefissati di fare questa gità con estrema tranquillità. Lo scopo è passare qualche ora assieme facendo attività che ci piaciono e ancor di più visto che Silvia e Laura sono solo alla loro seconda ferrata e perchè Gianluca ha un menisco rotto in fatti ad ottobre sarà sotto i ferri per sistemarlo ed essere belle pronto giusto per la stagione invernale (sci e ciaspole ci aspettano!!!)

Dopo esserci incontrati in tangenziale, aver noleggiato parte del materiale ed esserci vestiti alle 10.30 partiamo.
La giornata e bella, c'è un pò di vento, residuo della giornata di ieri che ha spazzato via tutte le nuvole, ma non fastidioso.
Procediamo tranquilli sui primi passaggi, oggi c'è molta gente. Vediamo almeno 6 persone che ci precedono poco più avanti ed altrettante che si stanno preparando a partire.
Ogni tanto facciamo qualche sosta per controllare l'andamento generale e il ginocchio di Gianluca. Sembra che se non ci si appoggia troppo non gli faccia troppo male.

Alla prima uscita prima del traverso su sentiero nel bosco ci fermiamo per uno spuntino. Ci sediamo all'ombra e intanto ci raccontiamo le nostre vacanze. Ce la stiamo prendendo molto con calma ma questa è la nostra filosofia di oggi. Una rimpatriata dopo le vacanze per raccontarci i nostri viaggi e passare una bella giornata all'aria aperta facendo attività.

Riprendiamo la salita e affrontiamo i tratti un pò più esposti e difficili. Non molti per la verità ma alcuni punti con pochi appigli creano qualche brivido alle due neofite che però se la cavano benissimo e patiscono solo la lunghezza.


Meno male che da buon organizzatore e sapendo la condizione precaria del ginocchio di Gianluca (grande e stoico è arrivato fino alla fine senza lamentarsi) mi sono premunito di lasciare ieri sera un'auto all'arrivo in modo da saltarci la discesa su sentiero. Arrivati quindi in cima dopo una sosta rinfrescante e rigenerante al baretto a suon di Coca-Cola e Panachè, prendiamo l'auto e torniamo a valle a prendere le altre auto.

Per finire tutti a casa nostra e per una bella Merenda Sinoira.
Salumi, formaggi e miele, verdure sott'olio, insalata russa, torta salata, bistecchine in carpione e agnolotti al sugo. Il tutto innaffiato da una buona bottiglia di Rosso di Montefalco (contaminazione enologa umbra alla tipica merenda piemontese...ma che spettacolo di vino). Caffè e ammazzacaffè (mirto di fresca provenienza vacanze in sardegna).

Questa è stata una fantastica giornata.
Fare attività fisica all'aria aperta, in un gran bel posto, con una splendida giornata, con grandi amici e finire con una bella cena, ti rigera e ti senti in forma per ricominciare la settimana.

Buone montagne a tutti

Per tutti i dettagli su questa ferrata vedi Ferrata CARLO GIORDA

domenica 26 luglio 2009

Ferrata AIGUILLETTE DU LAUZET - Monetier les Bains - Serre Chevalier 1500 - Brianconnais - FRANCIA

Data escursione: 26 Luglio 2009
Quota base ferrata (m.): 2.011
Quota sommità ferrata (m.): 2.611
Dislivello Ferrata (m.): 600
Sviluppo ferrata (m.): 1.000
Dislivello avvicinamento (m.): 345 - (40min)
Dislivello Totale (m.): 945
Difficoltà: PD (poco difficile) - Molto lunga
Tempo totale : 40min sentiero andata + 2.30h ferrata + 2.30h sentiero ritorno
Località partenza: Pont de l'Alpe - Monetier les Bains ( Serre Chevalier 1500 - Brianconnais) - FRANCIA
Partecipanti: Io e Roberto

Eccomi nuovamente ad affrontare questa ferrata abbastanta facile tenicamente ma molto lunga. Al contrario di un anno fa oggi la giornata è stupenda. Non una nuvola, sole caldo e aria cristallina. L'ideale per una bella gita di tutta la giornata.
Altra differenza è che non sarò da solo ma ci sarà il sempre fidato Roberto.
Sono contento che ci sia anche lui, sarà una mia fissa ma andare in montagna da solo non mi piace e mi da poca sicurezza.

Ecco come si presenta dal posteggio

Ecco la cima con la croce dove saliremo (con mega zoommata dal posteggio)

Dopo la stancata di ieri oggi sarà un bel "tour de force" (ben 1Km di cavo) soprattutto per le ginocchia di Roberto che cominciano a far sentire gli acciacchi di anni di pallavolo e attività sportive varie.

Arriviamo al Pont de l'Alpe verso le 9.30. A fatica troviamo posteggio tra le macchine di tutti i francesi che si sono riversati in questo angolo di valle.
Ci carichiamo gli zaini in spalla, indossiamo gli scarponi, inforchiamo i bastoncini e siamo sul sentiero che sale la valle.

In 20min arriviamo al primo alpeggio e man mano che saliamo incontriamo moltissima gente. Fortunatamente per noi la maggiorparte di loro è diretta al Gran Lac via trekking.
Dopo altri 20min (40 min dalla partenza) siamo all'attacco della ferrata.
Ci imbraghiamo, e cominciamo a salire. Un gruppo di 3 persone ha circa 10min. di vantaggio e per noi va benissimo così ognuno arrampicherà col suo ritmo senza pericolo di intralciarsi.

Il primo tratto è su un sentiero decisamente ripido e friabile in parte attrezzato con il cavo, poi comincia la ferrata vera. La roccia è bella. Sembra di essere nelle Dolomiti per la conformazione della montagna e per come si innalza verticale e improvvisa dal bosco sottostante.

Si procede inizialmente con alcuni traversi alternati da tratti più verticale fino ad aggirare parte del massiccio e cominciare a vedere sul versante opposto gli imponenti ghiacciai del Parc National des Ecrin.

Il percorso risula generalmente molto vario e abbastanza facile. Se però si decide di procedere tutto per roccia utilizzando il meno possibile il ferro ecco che diventa decisamente più difficile e gratificante tenendo anche conto che si è quasi sempre molto esposti e in alcuni tratti, soprattutto verso la cima, strapiombanti.

Dopo alcuni passaggi in discesa, non proprio simpatici dato che non si vede dove mettere i piedi, entriamo nella caratteristica grotta che salendo verso l'alto permette di uscire da una fenditura abbastanza angusta ed infatti con lo zaino si fa abbastanza fatica a passare.


Da qui si comincia a risalire più verticalmente e con alcuni passaggi gratificanti.
Si trova poi una scala abbastanza lunga che ci permette di superare un tetto strapiombante per arrivare, poco sotto al colle ad uno spiazzo erboso con sentiero dove il cavo viene interrotto. Ci fermiamo, insieme ai tre ferratisti francesi che ci precedevano, per riposarci, fare uno spuntino e dare un pò di vantaggio al folto gruppo di ragazzi con guide francesi, che nel frattempo abbiamo raggiunto, e che ci precede molto a rilento.

Dopo una decina di minuti decidiamo di partire e troviamo una delle guide francesi che torna indietro per soccorrere uno dei ragazzi che colto presumibilmente da un attacco di paura non ne vuole più sapere nè di salire nè di scendere.

Rassicurati dalla guida, sulle condizioni del ragazzo e dalla sua presenza con lui, iniziamo l'ultimo tratto che sale al colle praticamente verticale. Anche qui decidiamo di usare il più possibile l'arrampicata libera su roccia ed è una vera goduria. La roccia è stabilissima con molti appigli sicuri per piedi e mani anche se la fatica (siamo a quasi 2 ore dall'inizio della ferrata) comincia a farsi sentire.

Arrivati al colle siamo secondo me nel punto più brutto e pericoloso della ferrata.
Il cavo è interrotto (volutamente ma non capisco perchè) per un tratto su terra e detriti decisamente friabile e ripido con strapiombo sottostante di almeno 200-300m

Attraversiamo con cautela questo tratto e giunti all'aggancio del cavo per la cima ci assicuriamo e prendiamo fiato. Già da qualche minuto Roberto fa fatica a procedere per il male al ginocchio. Non dice nulla stringe i denti ma si vede che non sale al suo ritmo, Mi spiace...forse era meglio farci una gita più calma visto la ferrata di ieri.

Pensiamo sul da farsi.

Saltare la cima, come purtroppo ho dovuto fare l'anno scorso per il forte temporale, o fare gli ultimi 150m di dislivello.

Roberto non molla e decidiamo di salire.

Ancora un bello strappo verticale e un passaggio in un canaletto stretto e poi ancora su dritti.

Siamo li appesi quando sentiamo un elicottero arrivare decisamente vicino alla parete. Fa venire i brividi ma è la Gendarmerie che, chiamata dalla guida, è venuta a prendere il ragazzo francese che stava male.
In un attimo si calano fuori, imbragano il ragazzo e volano via.

Sentire un elicottero rimbombare a quell'altezza appeso in parete e vederlo li sotto con le pale a pochi metri dalle rocce mi ha fatto un pò tremare e ha consolidato il mio pensiero di andar in montagna con la massima cautela ed almeno in due.

Sfuggo i pensieri che mi affollano la mente e riprendo a salire. Ancora due passaggi strapiombanti ed ormai sopra di me non vedo più roccia.
Sono in cima.
Mi accoglie la croce che abbiamo a malapena visto da sotto (zoommando a 12x) e una femmina di stambecco con un cucciolo che sul versante alle mie spalle attraversa placidamente, con passo sicuro e senza alcuno sforzo una instabile pietraia su cui un uomo a mala pena riuscirebbe a stare in piedi "fermo".

Dopo pochi minuti arriva anche Roberto. Il ginocchio lo sta facendo impazzire ma gli si riempiono gli occhi di gioia quando vede lo spettacolo dei ghiacciai che gli si para davanti, dalla cima.



Agneaux Glacier (dalla vetta)


Le Grand Lac (dalla vetta)


Qui ci prendiamo finalmente una bella pausa prima della lunga discesa. Dobbiamo farci ben 950m di dislivello fino all'auto.
Facciamo un bello spuntino e beviamo molto. La giornata è splendida e calda e ci possiamo prendere anche un pò di tintarella tra una foto e l'altra.
Scambiamo 4 chiacchere con il gruppo di francesi che ci ha preceduto per tutta la ferrata e dopo 1 ora di meritato riposo ci prepariamo per scendere.

Ci togliamo l'imbrago, il casco e le longe. Inforchiamo i bastoncini e scendiamo per il ripido stretto e "vertiginosissimo" sentiero che dalla cima scende al colle e poi ai pratoni dietro alla vetta.

Da qui tra varie praterie disseminate di marmotte seguiamo il lungo sentiero che aggira la cima da nord per poi incontrare circa a quatoa 2000m il Gr.50 che è "Le Chemin du Roi" che attraversando il bosco va a sbucare nella valle dell'Alp da dove siamo partiti, all'altezza dell'alpeggio.

Ci rinfreschiamo e riempiamo le borracce ormai vuote con la gelida acqua della fontana e riprendiamo il sentiero del ritorno.

In breve siamo all'auto e finalmente ci possiamo sedere e riposare.

Abbiamo fatto un gran bell'Anello di cui il mio amico "Il Signore degli Anelli" sarebbe fiero...se non fosse che bisogna procedere sulla ferrata che non è il massimo per lui che soffre di vertigini.
Siamo stati in giro circa 7ore (6 di cammino/ferrata). Siamo esausti ma felici.

Consiglio a tutti questa bella gita.

Buone Montagne a tutti

sabato 25 luglio 2009

Via Ferrata di Rocca Clarì " Mario Perona - Aldo Saglia" - Claviere (TO) - Piemonte

Data escursione: 25 Luglio 2009
Quota base ferrata (m.): 1.550
Quota sommità ferrata (m.): 2.050
Dislivello (m.): 500
Sviluppo ferrata (m.): 750
Dislivello avvicinamento (m.): 0
Difficoltà: D+ (difficile +)
Località partenza: Gorge di San Gervavio - Claviere ( Claviere (TO) - Piemonte )
Partecipanti: Io e Roberto

Dopo 4 mesi di pausa dall'ultima via ferrata fatta, ecco riconsolidarsi l'affiatata coppia delle ferrate. E' bastata una mia telefonata a Roberto per combinare in un lampo un intenso weekend in Alta Valle di Susa a base di Vie Ferrate.

Il ritrovo è per il sabato mattina da me e dopo un pranzo leggero siamo già in auto per andare a fare quella che è ritenuta da molti la più bella, impegnativa e difficile via ferrata della Valle di Susa.


Stiamo parlando della via ferrata di Punta Clarì a Claviere sul confine Italo-Francese. Una nuovissima e splendida ferrata ottimamente realizzata alla fine del 2008 da alcune guide dell'alta valle ed inserita nelle Gorge di San Gervasio dove si trovano varie vie di arrampicata libera, un interessante percorso al bordo torrente (in parte attrezzato con passerelle e ponti sospesi), il Ponte Tibetano più lungo del mondo ed un'ulteriore ferrata particolare perchè sbuca all'interno di un ex bunker.

Tutto il resto lo avevamo fatto già lo scorso anno ma ci mancava questa ferrata. Ci aspettiamo la più bella, tecnica ed adrenalinica fin'ora provata.

La ferrata si divide in tre tratti attrezzati con cavo collegati da due ripidi sentieri il tutto diviso in 15 settori ben segnalati e dai nomi azzeccatissimi e decisamente evocativi di ciò che ci si para davanti.

Parte prima Roberto e io lo seguo, lasciandogli almeno 1 o 2 tiri di vantaggio onde evitare intralci anche in caso di eventuale caduta.
Iniziamo con "LA LAMA" un bel tratto su di un pilastro pressochè verticale


per poi passare al "FAR WEST CROSSING"


e al "FUNGO MAGICO"


ovvero due enormi denti di calcare che in alcuni tratti sono larghi poco più dei due piedi e con arrampicata decisamente areea (da entrabe i lati).
Il nome Fungo magico è decisamente evocativo e azzarderei addirittura a chiamarlo FUNGO ALLUCINOGENO per come si presenta.

Questi primi due passaggi sono decisamente verticali ed esposti e ben servono a fare selezione. Se fin qui vi siete divertiti sarà tutta una goduria.
Si continua velocemente a salire verso il "CANALE DELLA BOMBA" fino ad arrivare alla prima possibile sosta al "PIAN DELLA BIRRA".

Mai nome fu più appropriato visto che siamo in un bello spiazzo ombreggiato con alcuni trochi comodi per sedersi e a saperlo ci si portava veramente le birre per festeggiare. Purtroppo avendo solo io la macchina fotografica questa è l'unica foto che sono riuscito a farmi fare.

Dopo un breve tratto di sentiero (sentiero di Bunker che sale da Cesana) si arriva ad un tratto abbastanza facile ma quasi senza ferro artificiale, denominato "VIA DEI CAMOSCI". Ancora un breve tratto di sentiero in una gola decisamente franosa ed eccoci al secondo tratto lungo di ferrata.

Si inizia con "LE TANICHE". Questo è uno splendido tratto senza alcun ferro artificiale se non per il caso di assicurazione. Ci si arrampica solo di gambe e braccia sulla roccia e questo da una soddisfazione incredibile. Questo è un tratto decisamente tecnico e se non si hanno un minimo di tecniche arrampicatorie si trova lungo anche se in caso estremo ci si puo sempre aggrappare al cavo.

Con la stessa tipologia si percorre un tratto fino a raggiungere il filo dello spigolo e stando a volte a destra e a volte a sinistra si arriva alla spettacolare "CENGIA SUPER CALCAIRE" che viaggia quasi parallela alla "sorella maggiore" via di arrampicata.
Questa è formata da un enorme blocco calcareo staccato nel vuoto.

Si sale per un diedro verticale e molto esposto, il "COSTONE DELLA PINETA" e si passa a "EL PASO DOBLE" un traverso leggermente strapiombante e completamente nel vuoto che conduce ad un breve terrazzino "TERRAZZO DEL GENERATORE".

Da qui la cima è in vista. Ancora alcuni spettacolari e tecnici passaggi e siamo in vetta.
Si procede sempre molto verticali sul "GRAN PILASTRO" e poi per un canaletto "LA CREPA" arriviamo all'ultimo passaggio. La "SCALA BIONICA".


Una scala veramente "bionica" e decisamente verticale che punta verso il cielo e sembra non aver fine se non nel vuoto.
Dalla cima della scala si arriva poi alla "TERRAZZA DEL CIPPO" in vetta alla Punta Clarì.
Siamo esausti e adrenalinici. Ci verrebbe voglio di rifarla. E' stata decisamente entusiasmante. Eravamo soli e ce la siamo goduta tutta e andando col nostra passo in 2.15h siamo in vetta.

Da qui prendiamo il sentiero segnato che porta all'arrivo della seggiovia che sale da Claviere e poi seguendo la pista arriviamo al prato dietro al Bunker e da li prendiamo per le Gorge di San Gervasio.
Qui invece di scendere al fondo delle gole e proseguire verso l'auto decidiamo di attraversare, con ultima scarica di adrenalina, il nuovo ponte tibetano. 100m di lunghezza per 100 di altezza che porta al posteggio di Claviere perchè ci avevano detto che le passerelle delle gorge erano fuori uso causa le nevicate dell'inverno.

Attraverso il ponte quasi di corsa, ebbene si...il vuoto dei ponti tibetani mi mette sempre ansia e la mia tattica resta la velocità. Meno tempo impiego meno ci penso.
Roberto dice che detengo il guinnes dei primati di attraversamento ponte tibetano.
Giunti dall'altra parte riprendiamo il sentiero che sale alla cappella di San Gervasio e poi scende nelle gorge per rientrare all'auto.

Ottima Via Ferrata. Complimenti a tutte le guide e alle imprese che l'hanno realizzata.

Oggi ci siamo fatti le braccia perchè domani è un'altro giorno e ci aspetta un'altra bella ferrata in territorio francese.

Per maggiori informazioni vi rimando al sito Altox