venerdì 14 maggio 2021

PUNTA SOMELLIER 3.333m

Data escursione: 14 Maggio 2021

Quota partenza (m.): 2.000m Diga di Rochemolles
Quota arrivo (m.): 3.333m Punta Somellier
Dislivello complessivo (m.): 1.333m
Durata : 4h 50m
Difficoltà: MS
Esposizione:--
Località partenza: Diga di Rochemolles - Bardonecchia (TO) - (Piemonte)
Partecipanti: Io & Stefano



Partenza per la Punta Somellier
Da alcuni giorni con il mio NUOVO socio di avventure, soprattutto Scialpinistiche, stavamo pensando a questa gita ed aspettavamo l'incastro perfetto di 
"tempo metereologico" e "tempo da rubare la lavoro"  😎 ed ecco finalmente trovata la quadra.
Ci ritroviamo dunque ad orario antelucano e approfittando del fuoristrada 4x4 ci permettiamo di arrivare fino alla diga del lago di Rochemolles da dove la strada è ancora ostruita da un alto muro di neve.


Verso il rifugio ScarfiottiAdesso ha inizio l’avventura. L’aria fredda e pungente si fa subito sentire appena scesi dall'auto. Giusto il tempo di indossare guscio, cappello e guanti e siamo in cammino. La prima ora la passiamo camminando schi a spalle sulla carrozzabile che porta al Rifugio Scarfiotti superando le varie slavine che in questo periodo si staccano dal versante a Sud. Dal rifugio in poi calziamo gli sci con le pelli e procediamo sui pendii innevati cercando la traccia migliore e più sicura.
Le luci del nuovo giorno intanto cominciano a colorare anche i canali più nascosti e man mano che saliamo anche le prima marmotte escono dalle loro tane nella neve per scaldarsi.
La giornata è magnifica e sembra impossibile che siamo gli unici esseri umani in questa meravigliosa valle. Ci aspettavamo altri scialpinisti in questo periodo ma "fortunatamente" SIAMO SOLI.

Camosci sulla neve
Saliamo dunque a passo regolare godendoci il paesaggio e scattando foto. Due madri di camoscio con i loro piccoli ci osservano da un canale di neve sopra di loro e ci seguono con lo sguardo. 
(foto di Stefano Albertini)





Sono ormai passate 2 ore da quando abbiamo calzato gli sci e la vetta, la nostra meta è in vista anche se completamente incappucciata dalle nuvole spinte dal vento che sale dal versante opposto. Il tempo sta cambiando, ne siamo consapevoli e adeguiamo il nostro passo e i nostri obiettivi a cosa ci riserverà il tempo.

Verso il Colle del Somellier 3.333m

(foto di Stefano Albertini)

La salita si fa più ripida fino al colle dei Forneaux. Siamo a 3.200m e la cima del Somellier e lì a soli 100m di dislivello ma le nuvole e il vento che salgono dal versante francese, hanno ormai avvolto tutto. In meno di mezz’ora il tempo è completamente cambiato.
Basta uno sguardo tra di noi per decidere cosa fare. SI SCENDE.
Il tempo di mettere una giacca calda, togliere le pelli agli sci e siamo pronti per scendere....la PUNTA SOMELLIER resterà sempre li ad aspettaci per la prossima avventura.
La visibilità ora è ridotta a non più di 2metri. Scendere da questi pendii sci ai piedi in tutto quel bianco sopra e sotto è estremamente difficile.
Ecco il famoso “White Out” descritto da molti alpinisti. Lo abbiamo già provato altre volte ma non così totale e non in quelle condizioni. Fortunatamente possiamo seguire la traccia sul mio orologio GPS. Non si riesce a percepire la pendenza del pendio, la conformazione del terreno, i salti di roccia e i precipizi. Non si distingue il sopra dal sotto e non si vedono le rocce affioranti. E’ una sensazione stranissima quasi di mal di mare e di senso di nausea che ti prende ogni volta che ti fermi.
Non hai punti di riferimento non hai nulla….SOLO ASSOLUTAMENTE BIANCO
In mezz’ora siamo scesi a malapena di 200m ma finalmente il vento comincia ad aprire un piccolo squarcio nelle nubi e la visibilità torna pian piano ad aumentare rendendo la discesa più facile e divertente.
Ancora 5min di discesa e torna il sereno. Ci voltiamo e la cima del Somelllier invece è completamente avvolta in nuvole sempre più nere e minacciose. Ma ormai noi siamo lontani e sciamo splendidamente su una magnifica neve primaverile.


In discesa dal Colle del Somellier

(foto di Stefano Albertini)


Siamo soli in questa candida e silenziosa valle. Siamo soli con i nostri pensieri, con le nostre emozioni che si fondono con la natura che ci circonda. Siamo nel posto che amiamo, facciamo quello che amiamo e vorremmo che questa discesa non finisse mai.







lunedì 7 settembre 2020

MONTE EMILIUS 3.557m - Salita da Pila

Data escursione: 07 Settembre 2020

Quota partenza (m.): 1.730m Pila - 2.309m Arrivo Funivia Chamolè
Quota arrivo (m.): 3.557m Monte Emilius
Dislivello complessivo (m.): 2.150m - 1.571m con Funivia fino a Crest
Durata : 4h 00m
Difficoltà: EE/F
Esposizione: TUTTE
Località partenza: Pila (AO) - (Valle d'Aosta)
Partecipanti: Io e Eleonora



Il Monte EMILIUS con i suoi 3.557m svetta sopra Aosta ed è la montagna simbolo della città. Guardata più volte da tutte le direzioni era da tempo che pensavo di salirla. A dir la verità ci sarebbe piaciuto affrontarla in 2 giorni effettuando la salita dalla ferrata ma a causa del crollo di parte di essa abbiamo deciso di salire la normale da Pila che però in giornata ha un dislivello non indifferente.




Decidiamo quindi di prendere la seggiovia che però a causa degli orari di apertura e chiusura impianti un pò stretti ci faceva dubitare sulla possibilità di utilizzarli sia in salita che in discesa. Optiamo quindi per prenderla a salire....al rientro si vedrà.

Presa quindi la prima corsa alle ore 9.00 alle 9.20 siamo all'arrivo della seggiovia Chamole e ci incamminiamo su percorso pianeggiante verso sinistra in direzione  del Lago Chamolè a quota 2.325m. Aggirato il lago sulla sinistra si comincia a salire su pendenza decisa con vari tornanti fino a guadagnare con fatica il Col de Chamolè 2.641m da cui si apre la splendida vista sulla conca di Arbolle, con l'omonimo rifugio, e sul Monte Emilius.


Si perdono a questo punto circa 150 m fino giungere il Lago d’Arbolle, superato il quale si giunge al Rifugio Arbolle dove ci fermiamo per una breve pausa ed una seconda colazione.
Due chiacchiere col gestore che ci dice che effettivamente la ferrata che abbiamo evitata è parzialmente crollata e quindi inaccessibile al momento ma che è in fase di messa in sicurezza. Speriamo per il prossimo anno.




Proseguiamo a mezzacosta a sinistra del rifugio, contornando il bel lago, fino a che il vallone si divide. Non consideriamo la traccia di destra che conduce al Col Garin, e proseguiamo a sinistra in direzione di dosso erboso e successivamente per pietraia ma sempre su sentiero ben evidente.


Oltrepassato un tratto di sfasciumi siamo ormai in vista del Colle dei Tre Cappuccini 3.242m che si raggiungerà salendo un pendio di grossi massi dove in alcuni tratti occorre aiutarsi con le mani ma sempre su sentiero evidente e ben tracciato.





Arrivati al colle alla nostra DX si vede sempre più vicino la vetta del Monte Emilius ma è proprio qui che comincia il tratto più faticoso della salita.




Da questo punto visto il sentiero a volte franoso decidiamo di indossare per precauzione il caschetto...non si sa mai...prendere in testa un sasso smosso da qualche altro alpinista non è certo piacevole.





Da qui il sentiero è segnato da bolli gialli e segue tortuoso su tratti friabili e di sfasciumi, che preferiamo evitare seguendo più fedelmente il filo di cresta che presenta però facili passaggi in cui utilizzare le mani (passaggi di 1°)
Si alternano quindi tratti camminabili ad altri con roccette, e in entrambi i casi, ci si ricollega al sentiero principale a 50 m dalla cima, che si guadagna con un ultimo sforzo per superare un tratto ripido ma facile.



La salita è stata lunga e faticosa e sia io che Eleonora ci meritiamo un piccolo spuntino di fetta sotto la madonnina.
E da qui siamo solo a metà gita...ora tocca scendere e vedendo i tempi siamo ormai certi ce non riusicremo a prendere la seggiovia di rientro quindi ci toccheranno ben 2.150m di dislivello in discesa 😲



Riprendiamo dunque il sentiero di discesa eappena sotto il colle dei Tre Cappuccini il bel tempo che ci aveva accompagnato per tutto il giorno comincia a lasciarci coprendo il cielo di spesse nuvole cariche di pioggia. Fortunatamente vediamo scrosci di acqua in lontananza e che dopo poco ci sfiorano per un breve periodo.



Quando arriviamo al rifugio Arbolle le luci del giorno stanno facendo capolino e faciamo giusto in tempo a risalire al Colle di Chamolè per goderci un fantastico tramonto tra le nuvole che si diradano.






Scendendo ormai consci di aver perso l'ultima cosa della seggiovia non abbiamo più fretta e ci godiamo lo spettacolo delle luci della sera.
Siamo soli in tutta la valle, siamo stanchi ma appagati e ci riempiamo gli occhi di questa bellezza che per molto tempo ci porteremo nel cuore e nei ricordi.





I colori delle nuvole si stagliano per l'ultima volta nel lago di Chamolè prima di diventare completamente buio

Indossiamo quindi le frontali e scendiamo per le piste...mancano ancora 550m di dislivello...quelli fatti in salita sulla seggiovia questa mattina.





Sono ormai le 20.00 quando arriviamo alla macchina. Stanchi e con una voglia pazzesca di una birra fresca a coronamento di una giornata indimenticabile.
Indimenticabile per molti versi, per aver passato una splendida giornata con una persona solare e spensierata, per aver condiviso emozioni, per aver goduto di paesaggi incredibili e sopratutto per aver cenato con la PEGGIOR PIZZA del mondo, ma che diventa buona quando sei stanco ed affamato.
.
Eleonora che ricordo ci rimarrà di questa gita? Bella, veramente bella ma...MONTE EMILIUS fatto...e non ci riproveremo un'altra volta. ahahaha

giovedì 1 novembre 2018

Monte CIABERTAS + Monte ALBERGIAN - 3.041m - Salita per la Cresta NE

Data escursione: 01 Novembre 2018

Quota partenza (m.): 1.480m Soucheres Basses

Quota arrivo (m.): 2.749m Monte Ciabertas + 3.049m Monte Albergian

Dislivello complessivo (m.): 1.650m

Durata : 7h 00m

Difficoltà: EE

Esposizione: SUD-OVEST

Località partenza: Soucheres Basses - Pragelato (TO) - (Piemonte)

Partecipanti: Io, Enrico e Filippo


Salendo in Val Chisone vi sarà capitato spesso di alzare lo sguardo sulle sua più bella cima, l'Albergian (3.049 mt). A guardarla meglio però si resta ancor più affascinati dalla sua cresta che si allunga verso Nord Est fino al Monte Ciabertas.
Questa cresta è una classica estiva ma a guardarla meglio tutta innevata è MOLTO più affascinate ed è proprio così, guardando una montagna da valle che nascono le idee per nuove esplorazioni.Poi basta un giro di telefonate ed eccoci pronti con gli zaini in spalla per questa nuova avventura.
Ora inizia il bello dell'avventura...la cresta innevata che collega il Ciabertas all'Albergian.
Indossiamo quindi ramponi, casco e imbrago e picca alla mano procediamo lungo la cresta slegati ma con un occhio attento alla montagna e tra di noi per aiutarci al minimo accenno di difficoltà.


La cresta è completamente vergine tranne per una traccia di un camoscio ce ci precede e ci controlla a distanza. Lo seguiremo fino alla cime dell'Albergian dove, dopo averci lanciato alcuni fischi di saluto, se ne andrà scendendo rapido sul lato sud sgombro di neve.
Percorriamo quindi tutta la cresta preferibilmente sul lato nord nella neve perchè sul lato sud, sgombro la cresta è molto affilata e non percorribile, tranne che per alcuni brevi tratti.
Il panorama è mozzafiato e la sensazione di vera montagna si sente ad ogni passo.
In alcuni tratti si sprofonda fino al ginocchio ma la neve è ben portante.





Eccoci finalmente arrivati all'ultimo tratto ripido prima della vetta dell'Albergian, poi ancora qualche passo di arrampicata su roccia ed eccoci sbucare in vetta.


Ci meritiamo un bella pausa in vetta per mangiare qualcosa e bere una tazza di the caldo. E' stata una bella avventura ma ci aspetta ancora una bella discesa...siamo appena a metà dei 15km di questo fantastico giro.
Grazie a Enrico e Fabio con cui abbiamo condiviso questa bella alpinistica classica ma con un pizzico in più di avventura data dal periodo e dalla presenza di neve.
Grazie anche ai preziosi consigli dei "locals"che ci hanno permesso di andare a dare un'occhiata lassù..... lo scenario è veramente maestoso e selvaggio!
Per non dimenticare il camoscio solitario (da noi chiamato Abo) che ci ha segnato perfettamente la traccia richiamandoci a suon di fischi.




Grazie ragazzi e BUONE MONTAGNE a TUTTI

venerdì 15 maggio 2015

Vivere un'avventura WILDERNESS a 2 passi da casa

Data escursione: 08/09 Maggio 2015
Quota partenza (m.): 1.219m Forno Alpi Graie
Quota arrivo (m.): 1gg 2.297m Bivacco Soardi-Fassero - 2gg. 3.100m Colle di Sea
Dislivello complessivo (m.): 1gg 1.078m - 2gg 803 =1.881m
Durata : 1gg 3h 40m - 2gg 2h 50m
Difficoltà: EEA (Escursionisti Esperti Alpinisti)
Esposizione:--
Località partenza: Forno Alpi Graie (TO) - (Piemonte)
Partecipanti: Io & Enrico

1° Giorno: Dopo tanto tempo torno a scrivere su questo blog e lo faccio perchè ho l'assoluta necessità di esprimere e condividere le forti e stupende emozioni vissute questo we con tutti quelli che come me amano la montagna, l'avventura e il contatto con la natura. E questo si può fare anche a 2 passi da casa.
Mio compagno di avventura è Enrico, detto Riku...per l'occasione Riku du Bivac, compagno di tante avventure tutte sempre accomunate da qualcosa di particolare ed insolito, quell'andare a cercare il contatto con la natura e con l'avventura scegliendo itinerari non consueti, oppure periodi inusuali. Come sempre le avventure vissute con Riku nascono sempre all'improvviso...esplodono come un fulmine a ciel sereno, nascono da un semplice contatto su Facebook o su WhatsApp e di solito esordiscono con frasi del tipo "...ho in mente una follia...ci sei questo we? " ...e se la risposta è "SI" ...è fatta....tutto il resto è avventura.

Questa volta la nostra meta si sposta nel VALLONE di SEA, una piccola valle incastrata tra la Valle di Viù a sud e la Valle Orco a nord ed è considerata da tutti la più selvaggia e solitaria di tutto l'arco alpino. Raggiungiamo quindi in auto, sotto un diluvio torrenziale, Forno Alpi Graie....la pioggia non ci scoraggia, anzi ci cala ancor di più nella nostra avventura. Ci prepariamo, ci vestiamo coi gusci antipioggia e le ghette e alle 15.30 al grido di "CHI NON PARTE NON ARRIVA MAI" ci incamminiamo solitari nel Vallone di Sea verso la nostra meta ovvero il bivacco Soardi-Fassero dove passeremo la notte.
Entriamo quindi in punta di piedi in questo ambiente fantastico e reso quasi surreale dalla fitta pioggia, dalle nuvole basse e dall'incessante rumore dello scorrere del torrente Sea.
Entriamo in punta di piedi per due motivi: Primo perchè qui si sente l'odore dell'alpinismo, quello vero e puro che vide nei primi anni settanta nascere il movimento del "Nuovo Mattino" con i grandi nomi come Giampiero Motti, Giancarlo Grassi e Ugo Manera che qui aprirono numerose vie, e secondo perchè subito percepiamo che siamo noi gli estranei in questa natura, siamo noi che stiamo violando questo ambiente. Fin da subito vediamo stambecchi che pascolano tranquillamente sui versanti della montagna e mentre aggiriamo un grosso masso nella zona del settore di arrampicata Gandalf ecco che ci si para di fronte un enorme stambecco maschio. Per nulla impaurito si ferma in mezzo al sentiero e ci fissa...ci fa capire che è lui a casa sua e noi siamo semplici visitatori se non disturbatori della sua quiete. Mi sento quasi in soggezione di fronte a questa creatura maestosa che dopo avermi fissato negli occhi si volta e con leggadria e senza il minimo rumore si arrampica su rocce che solo a guardarle fanno venire i brividi.
 Continuiamo ad immergerci in questa valle chiusa tra maestose pareti di granito reso scuro e cupo dalla pioggia e dal cielo coperto. Dopo poco attraversiamo il Sea e raggiungiamo le prime belle costruzioni (ormai abbandonate) del Gias Balma Massiet 1.550m con la sua lunga stalla e la casa del pastore. Proseguiamo da qui attraversando alcuni piccoli nevai rimasti nelle zone più in ombra fino a raggiungere la caratteristica svolta a 90° della valle che piega sulla DX e ci apre lo sguardo sull'alto Vallone di Sea. Voltandoci alle nostre spalle comincia a far capolino la bellissima vetta dell' Uja di Mondrone. Nel frattempo ha smesso di piovere e si apre uno squarcio di sole come a dire "...visto che tanto voi non vi fermate, tanto vale che vi faccia godere un pò di bel tempo". Ci fermiamo dunque per toglierci il guscio antipioggia e procediamo in maniche corte.
Eccoci ora arrivare ad un altro ponte che ci riporta sulla sx orografica del Sea nei pressi dell'Alpe di Sea 1.785m costruito sotto una balza rocciosa che presto il sentiero risale e aggira portandoci al Pian di Sea al fondo del quale si giunge al Gias Nuovo 1.888m sempre costruito interamente in lose in una architettura particolare come si trova solo qui in Sea.

Da qui il sentiero sale decisamente più ripido ed impervio e di questo periodo con ancora la neve e il Sea decisamente gonfio di acqua occorre prestare una certa cautela. Ci si addentra quindi nella stretta e profonda forra che porta al Passo di Napoleone, segnato da due particolari passaggi. Il primo su di una passerella fatta di putrelle di ferro e lose proprio sopra la forra, con lo scorrere impetuoso del Sea e poi attraverso uno stretto passaggio tra due pareti rocciose ( per noi anche ostruito dalla neve) che rende veramente particolare questa ascesa.
Poco più avanti il sentiero risale il torrente fino ad attraversarlo...nel vero senso della parola, sotto ad una cascata (che forse in altri periodi dell'anno è più parca d'acqua). Fa infatti una certa impressione vedere l'ometto segnavia al centro del torrente. Per guadarlo si deve entrare con entrambi i piedi in una pozza per poi saltare, in un tratto dove il torrente scorre ripido e con alcuni salti. Una cosa decisamente elettrizzante.

Saltati fuori dal torrente abbastanza bagnati, per quel che il temporale già non aveva fatto, procediamo in salita lungo il costone fino a giungere ad un pianoro che si apre sul nevaio subito sotto alla morena del ghiacciaio dove ci accoglie un vento forte e gelido che scende dal colle di Sea.
Qui causa la mancanza di alcune paline indicatrici (ce ne accorgeremo l'indomani rientrando) evitiamo una prima indicazione per il Passo delle Lose (che invece avremmo dovuto seguire salendo un centinaio di metri per poi abbandonare) e tenendoci a mezza costa procediamo in direzione della valle dove dovrebbe esserci il bivacco. Essendo però un centinaio di metri troppo in basso non riusciamo a vederlo.
Studiando la cartina individuiamo perfettamente dove deve essere il bivacco, pur non vedendolo, in prossimità quindi di un torrente ed un contrafforte roccioso che ci sbarra la strada decisiamo di salire ripidi fino a raggiungere un nevaio e finalmente ci si apre come un miraggio davanti a noi la vista del bivacco Soardi Fassero a 2.297m
Ancora un centinaio di metri e finalmente giungiamo al riparo proprio mentre ricomincia a piovere.

Vedere un bivacco, un rifugio, un qualunque riparo dopo ore di cammino, in un posto desolato, con il brutto tempo in arrivo e con il calar della sera è una delle sensazioni più belle che si possano provare. Ci si sente subito sicuri, e caldi ancor prima di entrare. Si sa che si sarà riparati per la notte, che ci si potrà rifocillare e riposare e sono sensazioni che ormai non siamo più abituati a provare legati come siamo alle comodità della vita moderna.

Fuori il vento soffia sempre più forte, la pioggia diventa più insistente ed entrambi si fanno sentire sul tetto di lamiera del bivacco ed ancor di più ci sentiamo sicuri nel nostro piccolo riparo, come in un bozzolo che nonostante sia freddo, piccolo e spoglio è quanto di meglio si possa desiderare a quella quota e con quel clima.

Ci asciughiamo e cambiamo indossando vestiti caldi e asciutti, prepariamo i sacchiletto per la notte e cominciamo a scaldarci qualcosa di caldo ed energetico. Qui i cellulari non prendono, il riscaldamento non c'è se non il piccolo fornello che ci siamo portati, l'acqua la si prende a 50m dal bivacco lungo il sentiero direttamente da un torrentello e cenare vestiti di tutto punto e con una coperta sulle gambe e sui piedi scalzi al lume di una candela è un'esperienza unica ed indescrivibile. Ci regaliamo anche un brindisi con il mio Serpul autoprodotto (liquore a base di Timo Serpillo) passando il tempo leggendo il libro del rifugio e raccontandoci storie di montagna.
Alle 21.30 è ormai ora di riposare. Fuori a smesso di piovere ed usciamo per vedere com'è il tempo...sembra che si rassereni, il vento soffia ancora forte e teso e qualche stella comincia a brillare.
Per ora possiamo solo andare a dormire...e domani è un altro giorno.


2° Giorno: La sveglia è puntata per le 6. Vedere l'alba in montagna con il sole che mano a mano comincia a colorare di rosso le pareti della valle è una delle cose più belle...ed infatti è così. Fortunatamente la posizione della valle è perfetta...aperta ad Est per cogliere lo spuntare del sole. Ci godiamo questo momento in religioso silenzio prima di prepararci colazione, un thermos di the caldo per la mattinata e sistemare le nostre cose. La giornata è fantastica...neanche una  nuvola in cielo, temperatura ottima anche se sempre ventoso...ma va benissimo.
Decidiamo di lasciare il materiale che non ci necessita al bivacco tanto ripasseremo prima di scendere.
Alle 7.30 siamo nuovamente in cammino. Dopo meno di 15 minuti arriviamo al nevaio nei pressi del canale che scende dal Passo delle Disgrazie completamente riempito dai resti di una slavina. Calziamo quindi i ramponi, attraversiamo il torrente...facendo attenzione a non sfondare la coltre di ghiaccio che lo ricopre e cominciamo ad attraversare la slavina dirigendoci verso la base del nevaio per poi attaccare diritto fino a salire alla base del ghiacciaio di Sea a circa 2.780m da dove nasce appunto il torrente Sea.
Da qui si sale ancora ripidi al centro della valle che diventa sempre più stretta cercando di tenerci al centro in modo da evitare le tracce di slavine sulla sx e le scariche di sassi che ogni tanto si sentono staccarsi dalla morena di dx. Si cammina ascoltando veramente la montagna...qui c'è solo vento ghiaccio e roccia...e nient'altro che noi due in silenzio. Ognuno con i suoi pensieri e la sua fatica avanza lentamente ma con passo deciso verso la meta.  Mi torna in mente un proverbio basco che recita " NON GOGOA, HAN ZANGOA" ovvero "DOVE SONO I TUOI PENSIERI, SARANNO I TUOI PASSI" ...ed è proprio così.
I miei pensieri in questo momento volano al paradiso...perchè quando sei quassù non puoi negare che un Dio, qualunque esso sia, esista. Ed ecco quindi che penso alle persone care...quelle che non ci sono più, che mi hanno preceduto e che proprio le montagne hanno tanto amato. So che stanno camminando al nostro fianco e che ci sorreggono quando inciampiamo...sono sicuro che qui ci sia Anna e Carlo Leone e questo ci rende meno soli in questo Paradiso Terrestre.
Ora siamo già in vista del Passo di Sea 3.100m la nostra meta di oggi....solo un ultimo strappo ed eccoci arrivati.
La soddisfazione è enorme e lanciamo un urlo liberatorio che ci siamo tenuti dentro da 2gg e 2.000m di dislivello. Ci abbiamo creduto partendo anche con il diluvio ed ora eccoci qui soli, in un ambiente glaciale di rara bellezza, con un sole meraviglioso e una vista spettacolare sulla sottostante Valle dell'Arc spaziando fino all'immenso Monte Bianco.

Giusto il tempo di scaldarci con una tazza di the in vetta, due foto ed uno sguardo attorno e siamo già sulla via del ritorno.
Passiamo a prendere le nostre cose al bivacco e ne approfittiamo per un veloce pranzo...Pizzoccheri alla Valtellinese ;)
Poi una bella rassettata e riordinata al bivacco, una spazzata al pavimento, si lavano le stoviglie e si chiude per bene. Abbiamo anche lasciato qualche barretta e bustine di zucchero e the avanzate e riempito delle bottiglie di acqua per l'utilizzo dei prossimi fruitori del bivacco.

Verso le 13.00 siamo già di ritorno...abbiamo ancora molta strada da percorrere...è vero tutta in discesa ma comunque molta strada.
Oggi la valle sembra completamente diversa, inondata dal sole caldo e da un fiorire di crochi e mille altri fiori, ma comunque sempre affascinate e selvaggia.

Questi 2gg di solitudine mi hanno lasciato nel cuore e nella mente mille emozioni e ricordi e sono riusciti a riaccendere la voglia di scrivere per condividere con altri come me, appassionati di montagna, la nostra piccola avventura a due passi da casa.

 ...E come disse Jean-Jacques Rosseau, "Un paese di pianura per quanto sia bello, non lo fu mai ai miei occhi. Ho bisogno di torrenti, di rocce, di pini selvatici, di boschi neri, di montagne, di cammini dirupati ardui da salire e da discendere, di precipizi d'intorno che ti infondano molta paura"

Buone Montagne

mercoledì 13 maggio 2015

E’ bello non avere fretta, poter vivere realmente con la montagna. E’ questo il richiamo che sento impellente ed è questo ciò che ho trovato con Julie, la mia straordinaria compagna. Più volte abbiamo cercato di capire perché, anche fra i nostri migliori amici, tende a prevalere la consuetudine di salire la montagna il più in fretta possibile e di mettersi quanto prima sulla via del ritorno. Ma così facendo, quale rapporto resta più con la montagna? La si ama ancora? O si finisce con il viverla solo in funzione di se stessi.”
 Kurt Diemberge