venerdì 15 maggio 2015

Vivere un'avventura WILDERNESS a 2 passi da casa

Data escursione: 08/09 Maggio 2015
Quota partenza (m.): 1.219m Forno Alpi Graie
Quota arrivo (m.): 1gg 2.297m Bivacco Soardi-Fassero - 2gg. 3.100m Colle di Sea
Dislivello complessivo (m.): 1gg 1.078m - 2gg 803 =1.881m
Durata : 1gg 3h 40m - 2gg 2h 50m
Difficoltà: EEA (Escursionisti Esperti Alpinisti)
Esposizione:--
Località partenza: Forno Alpi Graie (TO) - (Piemonte)
Partecipanti: Io & Enrico

1° Giorno: Dopo tanto tempo torno a scrivere su questo blog e lo faccio perchè ho l'assoluta necessità di esprimere e condividere le forti e stupende emozioni vissute questo we con tutti quelli che come me amano la montagna, l'avventura e il contatto con la natura. E questo si può fare anche a 2 passi da casa.
Mio compagno di avventura è Enrico, detto Riku...per l'occasione Riku du Bivac, compagno di tante avventure tutte sempre accomunate da qualcosa di particolare ed insolito, quell'andare a cercare il contatto con la natura e con l'avventura scegliendo itinerari non consueti, oppure periodi inusuali. Come sempre le avventure vissute con Riku nascono sempre all'improvviso...esplodono come un fulmine a ciel sereno, nascono da un semplice contatto su Facebook o su WhatsApp e di solito esordiscono con frasi del tipo "...ho in mente una follia...ci sei questo we? " ...e se la risposta è "SI" ...è fatta....tutto il resto è avventura.

Questa volta la nostra meta si sposta nel VALLONE di SEA, una piccola valle incastrata tra la Valle di Viù a sud e la Valle Orco a nord ed è considerata da tutti la più selvaggia e solitaria di tutto l'arco alpino. Raggiungiamo quindi in auto, sotto un diluvio torrenziale, Forno Alpi Graie....la pioggia non ci scoraggia, anzi ci cala ancor di più nella nostra avventura. Ci prepariamo, ci vestiamo coi gusci antipioggia e le ghette e alle 15.30 al grido di "CHI NON PARTE NON ARRIVA MAI" ci incamminiamo solitari nel Vallone di Sea verso la nostra meta ovvero il bivacco Soardi-Fassero dove passeremo la notte.
Entriamo quindi in punta di piedi in questo ambiente fantastico e reso quasi surreale dalla fitta pioggia, dalle nuvole basse e dall'incessante rumore dello scorrere del torrente Sea.
Entriamo in punta di piedi per due motivi: Primo perchè qui si sente l'odore dell'alpinismo, quello vero e puro che vide nei primi anni settanta nascere il movimento del "Nuovo Mattino" con i grandi nomi come Giampiero Motti, Giancarlo Grassi e Ugo Manera che qui aprirono numerose vie, e secondo perchè subito percepiamo che siamo noi gli estranei in questa natura, siamo noi che stiamo violando questo ambiente. Fin da subito vediamo stambecchi che pascolano tranquillamente sui versanti della montagna e mentre aggiriamo un grosso masso nella zona del settore di arrampicata Gandalf ecco che ci si para di fronte un enorme stambecco maschio. Per nulla impaurito si ferma in mezzo al sentiero e ci fissa...ci fa capire che è lui a casa sua e noi siamo semplici visitatori se non disturbatori della sua quiete. Mi sento quasi in soggezione di fronte a questa creatura maestosa che dopo avermi fissato negli occhi si volta e con leggadria e senza il minimo rumore si arrampica su rocce che solo a guardarle fanno venire i brividi.
 Continuiamo ad immergerci in questa valle chiusa tra maestose pareti di granito reso scuro e cupo dalla pioggia e dal cielo coperto. Dopo poco attraversiamo il Sea e raggiungiamo le prime belle costruzioni (ormai abbandonate) del Gias Balma Massiet 1.550m con la sua lunga stalla e la casa del pastore. Proseguiamo da qui attraversando alcuni piccoli nevai rimasti nelle zone più in ombra fino a raggiungere la caratteristica svolta a 90° della valle che piega sulla DX e ci apre lo sguardo sull'alto Vallone di Sea. Voltandoci alle nostre spalle comincia a far capolino la bellissima vetta dell' Uja di Mondrone. Nel frattempo ha smesso di piovere e si apre uno squarcio di sole come a dire "...visto che tanto voi non vi fermate, tanto vale che vi faccia godere un pò di bel tempo". Ci fermiamo dunque per toglierci il guscio antipioggia e procediamo in maniche corte.
Eccoci ora arrivare ad un altro ponte che ci riporta sulla sx orografica del Sea nei pressi dell'Alpe di Sea 1.785m costruito sotto una balza rocciosa che presto il sentiero risale e aggira portandoci al Pian di Sea al fondo del quale si giunge al Gias Nuovo 1.888m sempre costruito interamente in lose in una architettura particolare come si trova solo qui in Sea.

Da qui il sentiero sale decisamente più ripido ed impervio e di questo periodo con ancora la neve e il Sea decisamente gonfio di acqua occorre prestare una certa cautela. Ci si addentra quindi nella stretta e profonda forra che porta al Passo di Napoleone, segnato da due particolari passaggi. Il primo su di una passerella fatta di putrelle di ferro e lose proprio sopra la forra, con lo scorrere impetuoso del Sea e poi attraverso uno stretto passaggio tra due pareti rocciose ( per noi anche ostruito dalla neve) che rende veramente particolare questa ascesa.
Poco più avanti il sentiero risale il torrente fino ad attraversarlo...nel vero senso della parola, sotto ad una cascata (che forse in altri periodi dell'anno è più parca d'acqua). Fa infatti una certa impressione vedere l'ometto segnavia al centro del torrente. Per guadarlo si deve entrare con entrambi i piedi in una pozza per poi saltare, in un tratto dove il torrente scorre ripido e con alcuni salti. Una cosa decisamente elettrizzante.

Saltati fuori dal torrente abbastanza bagnati, per quel che il temporale già non aveva fatto, procediamo in salita lungo il costone fino a giungere ad un pianoro che si apre sul nevaio subito sotto alla morena del ghiacciaio dove ci accoglie un vento forte e gelido che scende dal colle di Sea.
Qui causa la mancanza di alcune paline indicatrici (ce ne accorgeremo l'indomani rientrando) evitiamo una prima indicazione per il Passo delle Lose (che invece avremmo dovuto seguire salendo un centinaio di metri per poi abbandonare) e tenendoci a mezza costa procediamo in direzione della valle dove dovrebbe esserci il bivacco. Essendo però un centinaio di metri troppo in basso non riusciamo a vederlo.
Studiando la cartina individuiamo perfettamente dove deve essere il bivacco, pur non vedendolo, in prossimità quindi di un torrente ed un contrafforte roccioso che ci sbarra la strada decisiamo di salire ripidi fino a raggiungere un nevaio e finalmente ci si apre come un miraggio davanti a noi la vista del bivacco Soardi Fassero a 2.297m
Ancora un centinaio di metri e finalmente giungiamo al riparo proprio mentre ricomincia a piovere.

Vedere un bivacco, un rifugio, un qualunque riparo dopo ore di cammino, in un posto desolato, con il brutto tempo in arrivo e con il calar della sera è una delle sensazioni più belle che si possano provare. Ci si sente subito sicuri, e caldi ancor prima di entrare. Si sa che si sarà riparati per la notte, che ci si potrà rifocillare e riposare e sono sensazioni che ormai non siamo più abituati a provare legati come siamo alle comodità della vita moderna.

Fuori il vento soffia sempre più forte, la pioggia diventa più insistente ed entrambi si fanno sentire sul tetto di lamiera del bivacco ed ancor di più ci sentiamo sicuri nel nostro piccolo riparo, come in un bozzolo che nonostante sia freddo, piccolo e spoglio è quanto di meglio si possa desiderare a quella quota e con quel clima.

Ci asciughiamo e cambiamo indossando vestiti caldi e asciutti, prepariamo i sacchiletto per la notte e cominciamo a scaldarci qualcosa di caldo ed energetico. Qui i cellulari non prendono, il riscaldamento non c'è se non il piccolo fornello che ci siamo portati, l'acqua la si prende a 50m dal bivacco lungo il sentiero direttamente da un torrentello e cenare vestiti di tutto punto e con una coperta sulle gambe e sui piedi scalzi al lume di una candela è un'esperienza unica ed indescrivibile. Ci regaliamo anche un brindisi con il mio Serpul autoprodotto (liquore a base di Timo Serpillo) passando il tempo leggendo il libro del rifugio e raccontandoci storie di montagna.
Alle 21.30 è ormai ora di riposare. Fuori a smesso di piovere ed usciamo per vedere com'è il tempo...sembra che si rassereni, il vento soffia ancora forte e teso e qualche stella comincia a brillare.
Per ora possiamo solo andare a dormire...e domani è un altro giorno.

video

2° Giorno: La sveglia è puntata per le 6. Vedere l'alba in montagna con il sole che mano a mano comincia a colorare di rosso le pareti della valle è una delle cose più belle...ed infatti è così. Fortunatamente la posizione della valle è perfetta...aperta ad Est per cogliere lo spuntare del sole. Ci godiamo questo momento in religioso silenzio prima di prepararci colazione, un thermos di the caldo per la mattinata e sistemare le nostre cose. La giornata è fantastica...neanche una  nuvola in cielo, temperatura ottima anche se sempre ventoso...ma va benissimo.
Decidiamo di lasciare il materiale che non ci necessita al bivacco tanto ripasseremo prima di scendere.
Alle 7.30 siamo nuovamente in cammino. Dopo meno di 15 minuti arriviamo al nevaio nei pressi del canale che scende dal Passo delle Disgrazie completamente riempito dai resti di una slavina. Calziamo quindi i ramponi, attraversiamo il torrente...facendo attenzione a non sfondare la coltre di ghiaccio che lo ricopre e cominciamo ad attraversare la slavina dirigendoci verso la base del nevaio per poi attaccare diritto fino a salire alla base del ghiacciaio di Sea a circa 2.780m da dove nasce appunto il torrente Sea.
Da qui si sale ancora ripidi al centro della valle che diventa sempre più stretta cercando di tenerci al centro in modo da evitare le tracce di slavine sulla sx e le scariche di sassi che ogni tanto si sentono staccarsi dalla morena di dx. Si cammina ascoltando veramente la montagna...qui c'è solo vento ghiaccio e roccia...e nient'altro che noi due in silenzio. Ognuno con i suoi pensieri e la sua fatica avanza lentamente ma con passo deciso verso la meta.  Mi torna in mente un proverbio basco che recita " NON GOGOA, HAN ZANGOA" ovvero "DOVE SONO I TUOI PENSIERI, SARANNO I TUOI PASSI" ...ed è proprio così.
I miei pensieri in questo momento volano al paradiso...perchè quando sei quassù non puoi negare che un Dio, qualunque esso sia, esista. Ed ecco quindi che penso alle persone care...quelle che non ci sono più, che mi hanno preceduto e che proprio le montagne hanno tanto amato. So che stanno camminando al nostro fianco e che ci sorreggono quando inciampiamo...sono sicuro che qui ci sia Anna e Carlo Leone e questo ci rende meno soli in questo Paradiso Terrestre.
Ora siamo già in vista del Passo di Sea 3.100m la nostra meta di oggi....solo un ultimo strappo ed eccoci arrivati.
La soddisfazione è enorme e lanciamo un urlo liberatorio che ci siamo tenuti dentro da 2gg e 2.000m di dislivello. Ci abbiamo creduto partendo anche con il diluvio ed ora eccoci qui soli, in un ambiente glaciale di rara bellezza, con un sole meraviglioso e una vista spettacolare sulla sottostante Valle dell'Arc spaziando fino all'immenso Monte Bianco.

Giusto il tempo di scaldarci con una tazza di the in vetta, due foto ed uno sguardo attorno e siamo già sulla via del ritorno.
Passiamo a prendere le nostre cose al bivacco e ne approfittiamo per un veloce pranzo...Pizzoccheri alla Valtellinese ;)
Poi una bella rassettata e riordinata al bivacco, una spazzata al pavimento, si lavano le stoviglie e si chiude per bene. Abbiamo anche lasciato qualche barretta e bustine di zucchero e the avanzate e riempito delle bottiglie di acqua per l'utilizzo dei prossimi fruitori del bivacco.

Verso le 13.00 siamo già di ritorno...abbiamo ancora molta strada da percorrere...è vero tutta in discesa ma comunque molta strada.
Oggi la valle sembra completamente diversa, inondata dal sole caldo e da un fiorire di crochi e mille altri fiori, ma comunque sempre affascinate e selvaggia.

Questi 2gg di solitudine mi hanno lasciato nel cuore e nella mente mille emozioni e ricordi e sono riusciti a riaccendere la voglia di scrivere per condividere con altri come me, appassionati di montagna, la nostra piccola avventura a due passi da casa.

 ...E come disse Jean-Jacques Rosseau, "Un paese di pianura per quanto sia bello, non lo fu mai ai miei occhi. Ho bisogno di torrenti, di rocce, di pini selvatici, di boschi neri, di montagne, di cammini dirupati ardui da salire e da discendere, di precipizi d'intorno che ti infondano molta paura"

Buone Montagne

4 commenti:

Elena Mia ha detto...

Bell'avventura, Luca!
E il racconto è stato appassionante..mi sembrava di essere al bivacco con voi...ma mi manca il Serpil, lo voglio assaggiare anche ioooo

Luca ha detto...

Grazie Elena...dai per la prossima avventura allora reclutiamo anche te e Stefano.
....e per il Serpul...se fai la brava domenica te lo faccio assaggiare ;)

sognatorefallito ha detto...

Bravissimi! Siete troppo fighi!
Vedere poi che non siete più dei ragazzini mi rassicura sul fatto di avere ancora tempo a disposizione :)
Ho iniziato tardi ad appassionarmi alla montagna...
Io ho 41 anni, ma nei bivacchi (o almeno in quelli raggiungibili in 1 ora o 2) si trovano solo giovanotti. Che mi fanno sentire un po' "fuori tempo".

Altra cosa: ma impegni famigliari non ne avete?

Abond ha detto...

Ciao sognatorefallito e grazie per aver apprezzato questo articolo.
Non siamo ne bravissimi, ne tanto meno fighi ..beh bellocci dai...ahahah...e sfortunatamente neanche ragazzini, ma ti assicuro che nella mente e nello spirito si.
Si siamo inguaribili sognatori, eterni ragazzini e insaziabili divoratori di montagne.
Personalmente io ho sempre camminato in montagna ma solo da qualche hanno mi sono avvicinato all'alpinismo e all'arrampicata (anche su ghiaccio) e non riesco più a farne a meno. Impegni famigliari...si...ma cerchiamo di ritagliarci quanche brandello di solitudine da condividere con il socio e con la montagna.

Solo un appunto...non mi piace il tuo nick sognatorefallito ;) Il sogno è l'unica cosa che non può e deve fallire...almeno nei sogni dobbiamo sentirci liberi di pensare e di credere. Pensa che proprio legato ai sogni nasce la mia ricerca più approfondita della montagna.
In un incontro con il grande e compianto alpinista Walter Nones, parlandogli dei miei sogni nel cassetto lui mi disse che ogni tanto quel cassetto va aperto e i sogni lasciati liberi...e mi scrisse come dedica sul suo libro "A Luca, che i sogni un giorno diventino realtà" ...ed ancor oggi questa frase è impressa a fuoco nel mio cuore.

Spero di incontrarti un giorno sul mio sentiero....e BUONE MONTAGNE